10.06.2009 Riabilitazione in 5 fasi

METODI E TECNOLOGIE PER  UN PROGETTO RIABILITATIVO  IN CINQUE FASInuova-immagine

Marco Zanobbi, Daniele Moro
Sport Rehabilitation Network Isokinetic

Un programma di riabilitazione deve essere ovviamente personalizzato e finalizzato ad uno specifico obiettivo che può essere il recupero totale di una funzionalità o la preparazione di un’articolazione ad un intervento chirurgico o, ancora , può trattarsi di una riabilitazione post-chirurgica. In ogni caso si possono individuare alcuni principi base che vanno rispettati e sono indipendenti dalla sede, dalla gravità della patologia o dal fatto che si intervenga dopo un intervento o in maniera conservativa.
Non si tratta di una tecnica ma di una vera e propria filosofia di lavoro messa a punto dal Gruppo Isokinetic e che è nata studiando la riabilitazione del ginocchio ma viene oggi utilizzata anche per il recupero di altre articolazioni.
Schematicamente è possibile distinguere 5 fasi:

FASE 1 – Controllo del dolore e della reazione infiammatoria
L’obiettivo primario di ciascun programma riabilitativo è sicuramente la risoluzione della sintomatologia dolorosa. Ciò si traduce in una più rapida ripresa dell’autonomia da parte del paziente, ma soprattutto permette al riabilitatore di progredire verso il raggiungimento del completo recupero funzionale. In questo approccio iniziale alla patologia rientrano tutte quelle terapie farmacologiche, fisiche e manuali che hanno come scopo comune il tamponamento della reazione infiammatoria e quindi un effetto cosiddetto antalgico. È opportuno tenere ben presente che la primissima fase dell’infiammazione, fase acuta, è di per sé caratterizzata da importanti reazioni vasomotorie, le quali hanno lo scopo di far affluire più sangue grazie al fisiologico effetto dell’iperemia. Per cui, fornire calore di qualsiasi forma esso sia (esogeno, endogeno, esogeno+endogeno) durante queste prime 24-36 ore è sconsigliato; d’altro canto, il comune concetto di r.i.c.e. (riposo, ghiaccio, compressione, elevazione) applicato in relazione alla patologia da affrontare, trova dunque ampio spazio.
Ben diverso risulta essere invece l’approccio terapeutico a partire dalla fase subacuta in poi o nel caso di insorgenza di una patologia da sovraccarico che si verifica durante il processo rieducativo; in effetti, vedremo come l’utilizzo di apparecchiature fisiche che sviluppano calore, in particolare l’ipertermia, ricopra un ruolo fondamentale nel coadiuvare il lavoro guidato dal riabilitatore.

FASE 2 – Recupero dell’articolarità


Il raggiungimento del completo arco di movimento di un’articolazione o il ripristino di un movimento specifico in assenza di dolore rappresentano la fase predominante del processo rieducativo, dove la competenza ed esperienza del riabilitatore fanno la differenza. È fondamentale riconoscere, sia nelle componenti passive di un’articolazione (soprattutto capsula e legamenti) che in quelle attive (muscoli e loro tendini), strutture in grado di influenzare il recupero del fisiologico r.o.m. (range of motion) del distretto in questione. Dunque, l’elasticità e l’estensibilità delle strutture sopraccitate vanno ricercate durante questa fase, attraverso esercizi di stretching, mobilizzazioni articolari attive – passive – assistite, stretching capsulari, posture, terapie manuali quali massaggio trasversale profondo – massaggio miofasciale – trattamento dei punti trigger e terapie fisiche basate sul calore. Una sequenza di lavoro che prevede il riscaldamento globale tramite esercizio aerobico su cyclette – step machine e quant’altro oppure locale tramite ipertermia, stretching posturale o selettivo su alcuni distretti, mobilizzazioni articolari ripetute abbinate ad opportune terapie manuali, rappresenta le fondamenta su cui costruire una “fase due” efficace.

FASE 3 – Recupero della forza e della resistenza muscolare
Sicuramente, la tonificazione muscolare dipende strettamente dalla sensibilità del riabilitatore, il quale è chiamato a gestire nel migliore dei modi i carichi di lavoro; in effetti, dal rischio di procedere troppo cautamente nel somministrare gli esercizi, si potrebbe incappare nel meccanismo contrario, ossia sovraccaricare una struttura con conseguente ritardo dell’intero processo di recupero. Più che enunciare le “armi” terapeutiche in possesso del riabilitatore è di maggior interesse sottolineare l’importanza che alcune tipologie di esercizio hanno in rapporto a determinate patologie. Ecco quindi che contrazioni di tipo isometrico ed eccentrico hanno beneficio soprattutto nel caso di tendinopatie serie e moderate, l’utilizzo di elastici invece trovano ampio spazio nel gestire problematiche da sovraccarico (ancora tendinopatie) o strettamente correlate al carico (meniscopatie, condropatie ecc..), sedute di rinforzo a resistenza manuale invece caratterizzano il recupero muscolare in un arco di movimento esente dal dolore (sindromi femoro-rotulee ad esempio). Il concetto di progressività dell’esercizio è fondamentale così come la gestione, o meglio, la prevenzione dei sovraccarichi: un’adeguata somministrazione di calore, anche in questa fase può trovar spazio.

FASE 4 – Recupero della coordinazione
Quest’ampio capitolo della cosiddetta rieducazione neuro-motoria, in realtà comincia assai più precocemente rispetto a quanto la denominazione “fase 4” possa far pensare. In effetti la localizzazione peculiare dei recettori della sensibilità propriocettiva, che comprende sia il senso di posizione che di movimento, ci suggerisce in che misura essa possa essere facilmente alterata in seguito ad un trauma; fusi neuromuscolari e meccanorecettori a bassa soglia posti nelle capsule articolari e nella cute periarticolare, sicuramente vanno incontro ad un concreto danneggiamento in conseguenza di un atto chirurgico: in tal maniera, la minuziosa captazione e il trasporto dello stimolo si rivela compromessa. Pertanto, dall’utilizzo di semplici spostamenti di carico sull’arto sofferente, alle prime esercitazioni di deambulazione, all’utilizzo singolo o combinato di tavolette di Freeman, alle esercitazioni tipo balzi su tappeto elastico ecc…, emerge quale importante ruolo possa ricoprire il recupero di quella sensibilità così strettamente legata allo schema motorio di ciascun movimento.

FASE 5 – Recupero dell’abilità gesto-specifica
L’obiettivo finale di un programma riabilitativo completo prevede il reinserimento di un atleta professionista nelle competizioni agonistiche; non può di certo mancare, quindi, il recupero della gestualità sport-specifica. Quest’ultima fase del processo di recupero si svolge in campo – o nel luogo idoneo alla pratica della disciplina in questione – e comprende esercitazioni tali da riproporre ed ottimizzare le prestazioni cui sarà chiamato a compiere l’atleta. Appare chiaro il netto collegamento, o meglio completamento, esistente tra la “fase 4” e la “fase 5”: solide basi neuromotorie presuppongono ottimi risultati gesto-specifici.

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